Il mio racconto di viaggio di gruppo in Cina: Pechino e Yunnan
Partecipare a un viaggio di gruppo in Cina è un’esperienza che ti cambia la prospettiva. In questo diario di viaggio, voglio condividere con voi le tappe del nostro itinerario Explora Cina e Yunnan, le emozioni vissute e alcuni consigli pratici per chi sta sognando di scoprire la Terra del Dragone insieme a nuovi compagni di avventura.
Arrivo a Pechino: il primo impatto con la capitale cinese e la Grande Muraglia Cinese
Il nostro viaggio in Cina inizia dalla capitale: Pechino! In lingua cinese Beijing significa “capitale del nord” ed è qui che ci aspetta la prima visita: la “Città Proibita”. La Città Proibita è infatti il monumentale complesso residenziale degli imperatori, costruito in epoca Ming quando l’accesso era proibito alla maggior parte delle persone: qui solo imperatore, concubine e funzionari di alto rango potevano entrare.


Mentre un bellissimo sole e un cielo azzurrissimo fanno da sfondo alle nostre foto (non riusciamo a smettere di fotografare ogni angolo), esploriamo soltanto alcuni edifici e cortili di questo vastissimo complesso (vedere 72 ettari sarebbe un po’ troppo impegnativo) mentre la nostra guida ci spiega che per costruirla vennero seguiti i principi del Feng Shui, per riflettere nell’architettura il legame tra cielo e terra e che i colori avevano tutta una loro simbologia: giallo per i tetti e rosso per le pareti per il potere imperiale.


Attraversiamo alcune aree come la Sala della Suprema Armonia, che si staglia su una piazza enorme e il solo edificio occupa ben 2.377 metri quadrati. Costruito nel 1406, ancora oggi grazie a diverse riparazioni possiamo godere di questo spettacolare edificio in legno (il più grande e risalente a quel periodo ancora integro in tutta la Cina). Un’esperienza indimenticabile!
Il giorno dopo un’altra meravigliosa sorpresa: La Muraglia Cinese!
Una volta arrivati alla sezione Mutianyu, dopo aver preso la navetta e la funivia percorriamo i primi gradini e… subito si apre il paesaggio da cartolina, quello che da sempre si sogna di vedere: un lungo serpente di mura e torri si snoda tra le montagne, il sole illumina questa costruzione i cui primi mattoni furono già posti nel 7° secolo a.C., ampliata e rinforzata dalle dinastie nel corso dei secoli successivi.


Proviamo a immaginare chi ha camminato e combattuto proprio qui, andiamo da una torre all’altra, ci affacciamo per ammirare la vastità del paesaggio che ci circonda: solo montagne, non vediamo altro all’orizzonte se non la vegetazione che nascondeva i nemici pronti ad attaccare. Ma la Muraglia è lunga e noi possiamo vederne solo una parte! Dobbiamo tornare a Pechino!
Facciamo un altro salto nel passato, anche se oggi si fonde con la modernità in modo alquanto bizzarro: siamo a NanLuoGuXiang, un vicolo di circa 800 metri risalente alla dinastia Yuan (XIII secolo), è noto per i suoi hutong (vicoli tradizionali cinesi), le sue case a cortile (siheyuan) e la sua atmosfera che mescola storia e modernità. La nostra guida ci spiega che le case sono state vendute per ospitare i negozietti che oggi attirano turisti (non vediamo nessun occidentale, ma solo turisti cinesi!) ma nonostante questo l’atmosfera sembra comunque rimasta intatta. Affacciandosi sulle viette traverse del vicolo principale si vedono le porte delle case che probabilmente sono rimaste abitate, i motorini elettrici sfrecciano in questo reticolo e si respira un’aria molto tradizionale.


Kunming e la Foresta di Pietra: meraviglie naturali dello Yunnan
Lasciamo la capitale per andare al sud! Il cuore del nostro viaggio è infatti lo Yunnan: la regione dove vivono più gruppi etnici e che nasconde gemme preziose, dai paesaggi ai villaggi tradizionali, tradizioni antiche e autentiche, diversissime da quelle della Cina Imperiale più conosciuta.
Iniziamo da Kunming che, pur essendo una metropoli, ci da subito l’idea di essere una città molto slow, piena di vegetazione, dal ritmo più lento e parchi interni alla città in cui le persone vanno per passeggiare e rilassarsi.
Kunming è anche la base per la visita alla Stone Forest, la Foresta di Pietra: perché viene chiamata così?
Questa zona è un labirinto naturale di pietra create dalle alte colonne calcaree. Le formazioni geologiche sono incredibilmente varie, con torri e pinnacoli di roccia che si ergono dal terreno in un’area che copre circa 400 km². Queste strutture rocciose ricordano alberi e colonne, creando un paesaggio che appare quasi surreale. Alcuni dei pilastri di roccia sono così alti da sembrare vere e proprie “foreste” di pietra, da cui il nome dell’area.


Camminiamo intorno a queste formazioni, in percorsi prestabili per non perdersi, anche oggi siamo tra i pochissimi turisti occidentali presenti! Sembra di essere su un altro pianeta, vederle da vicino così alte e imponenti è una esperienza incredibile che ci fa sentire piccoli piccoli!


Visitare le risaie di Yuanyang: un tuffo nella cultura agricola cinese
Ma è il momento di lasciare la foresta per un altro paesaggio: le risaie di Yuanyang! Ci dirigiamo quindi verso sud, per arrivare la sera in tempo per la cena.
Quello che ci aspetta è un meraviglioso luogo di pace e natura: nelle terrazze di Yuanyang sorge un villaggio chiamato Azheke, di etnia Hani: per entrare al villaggio si segue un breve percorso in mezzo agli alberi, all’ingresso ci chiedono un biglietto di ingresso come donazione perché il villaggio è considerato “uno dei più belli di tutta la Cina”, un patrimonio nazionale che va conservato. Qui la tradizione la ritroviamo nell’architettura, nelle case a forma di fungo costruite con mattoni, legno, terra e paglia, e sorgono proprio sulle terrazze.


Da un lato le case, dall’altro una foresta considerata sacra dagli abitanti, con un accesso vietato a persone esterne: la foresta e l’acqua sono fondamentali per gli abitanti, vengono venerate tanto da incidere su una targa di legno che “Il popolo Hani crede che tutto nel mondo abbia uno spirito. L’acqua è il sangue della vita donato dagli Dei, la foresta e le montagne sono la sua casa”.


La nebbia contribuisce a rendere tutto più suggestivo, mentre ci addentriamo con rispetto nelle viette del villaggio, gli abitanti ci guardano incuriositi e non incontriamo nessun altro turista. Superando il villaggio arriviamo ai terrazzamenti: vediamo i contadini lavorare faticosamente nei campi, ci addentriamo in alcuni sentieri e anche se purtroppo non riusciamo a vedere l’intero paesaggio a causa della nebbia, ci rimane nel cuore l’emozione e l’atmosfera di questo luogo sospeso nel tempo.
Viaggio nel tempo a Dali: incontro con la cultura del popolo Bai
Lasciamo il popolo Hani per esplorare altre etnie a Dali: il popolo Bai. Ci appare subito evidente la differenza dell’architettura, infatti qui


le case sono bianche con tetti spioventi, tantissime decorazioni e nei villaggi circostanti come Xizhou vediamo proprio come veniva seguito lo schema di costruzione di “tre palazzi con un muro” e “quattro palazzi con cinque cortili”. Le abitazioni sono decorate con travi intagliate, soffitti dipinti, archi sovrapposti, tetti a spiovente e ornamenti pittorici sui muri di entrata, sulle pareti laterali e sui muri maestri laterali. Visitiamo anche l’interno di una casa museo, passeggiando tra i suoi cortili.


A Dali visitiamo anche l’area circostante alle Tre Pagode, tra le strutture buddiste meglio conservate della Cina, che rappresentano l’influenza della cultura Bai in uno spettacolare connubio tra architettura, cultura buddista e paesaggi naturali.


L’etnia Bai è conosciuta anche per la famosa tintura a nodi tradizionale chiamata Tie-Dye, e chiaramente proviamo anche noi a creare! Facciamo un piccolo laboratorio per imparare la tecnica: il tessuto viene piegato, annodato e cucito con aghi e fili prima di essere immerso in tintura vegetale (spesso dal guado, che diventa indaco), e ci portiamo a casa la nostra creazione.


Lijiang e la cultura Naxi: tra i canali della città vecchia e la scrittura Dongba
Ci trasferiamo poi a Lijiang per conoscere un altro gruppo etnico: i Naxi! Questo popolo è davvero interessante, la nostra guida ci spiega che ha sempre utilizzato una sua propria lingua chiamata Dongba composto da 1400 ideogrammi (completamente diversi da quelli cinesi che conosciamo, più simili a dei pittogrammi) oggi purtroppo si sta perdendo ma è ancora in vita grazie a circa 200 persone che ancora oggi la parlano. Questa lingua è stata definita patrimonio immateriale dell’Umanità!
La guida ci racconta tantissimo di questa popolazione: la cultura Dongba segue un calendario lunare con relative festività legare al raccolto, lo sciamano del villaggio è una figura importantissima che si occupa dei riti sacrificali, le donne rappresentano la forza lavoro principale e sono infatti coloro che lavorano nei campi, mentre gli uomini si occupano del commercio. Lijiang è una delle città di etnia Naxi più grandi, e ci lascia senza fiato con i suoi vicoletti, le case in legno e pietra con tetti in tegola, lanterne rosse e gialle, e le montagne che sbucano in lontananza come in una cartolina.


Lijiang è una cittadina molto turistica, nelle vie principali si susseguono negozietti e posticini dove mangiare, i famosi dolcetti ripieni di rosa (sì, dolcetti alla rosa!) e ai fagioli neri, ma l’atmosfera non si perde e basta percorrere qualche vicolo meno battuto per ritrovarsi su piccoli ponti che attraversano i canali per entrare in una atmosfera da fiaba.


Questa è anche la zona della Lanyue Valley, la valle ai piedi del famoso Monte del Drago di Giada, il nome deriva dai laghi turchesi e smeraldo che, visti dall’alto, ricordano una luna blu brillante incastonata tra le montagne. Un paesaggio che ci lascia senza fiato e che ci fa sentire davvero fortunati di poter ammirare tanta bellezza!
Un’altra esperienza indimenticabile con l’etnia Naxi è la visita al villaggio Yuhu: questo villaggio totalmente in pietra è conservato molto
bene, i turisti non possono girare liberamente ma soltanto con la guida, ma qui una famiglia ci apre le sue porte e scopriamo il cortile interno della casa, le tradizioni, ci preparano uno spuntino e alla fine balliamo tutti insieme su musica popolari Naxi!


Shangri-La e la cultura tibetana: visita al monastero Songzanlin
L’ultima etnia che conosciamo durante il nostro viaggio è quella tibetana, e per scoprire questo mondo ci rechiamo a Shangri-La: Shangri – La è il nome di un luogo immaginario, del romanzo di James Hilton: un luogo di pace, felicità, una terra esotica di perfetta armonia situato in una vallata tibetana. Per tanto tempo si è cercato di capire da dove lo scrittore prese ispirazione, e dopo numerose ipotesi venne ufficialmente decretato, solo nel 2001, dal governo cinese che Shangri-La era in realtà la città di Zhongdian. Qui come a Lijiang il centro è fatto di vicoli, negozietti, case in legno, piccole piazzette, ma la città è dominata dalla grande Ruota di Preghiera Dorata (la più grande al mondo)!


Qui si trova anche il Monastero Ganden Sumtsenling, chiamato anche Piccolo Potala, per la sua somiglianza con il Palazzo Potala di Lhasa. Il monastero è un vero spettacolo, composto da diversi edifici dai tetti dorati al cui interno si trovano tantissime immagini e statue di Budhha di altri “santi” tibetani, anche se all’interno non è possibile fare foto, i colori sgargianti e i dettagli dei dipinti sugli altissimi muri delle sale ci rimarranno nel cuore.


Cosa vedere a Chengdu: l’incontro con i Panda Giganti e la cultura del Sichuan
Ultima tappa del viaggio: Chengdu! Chiamata ormai la Città dei Panda, in effetti ci accoglie con simpatici riferimenti a questi animali praticamente dappertutto: nei cartelli stradali, i negozi di souvernir, gigantografie di panda che si arrampicano sui palazzi!
Ed è qui che infatti visitiamo la Base di Ricerca dei Panda, dove oggi ci sono ben 260 esemplari e amiamo vederli mentre giocano, mangiano, si rotolano e dormono beati, fotografati da centinaia di telefoni ogni giorno e incuranti della folla! Qui si trovano anche esemplari di panda rossi e ci divertiamo a cercare di scorgerli tra gli alberi mentre giocano e si ruzzolano qua e là.


Facciamo un giro della città, nel quartiere storico di Jinli, che risale al periodo di Tre Regni, quando Chengdu era la capitale del regno Shu, il nome “Jinli” significa “il luogo più prestigioso della seta”, in passato lungo le rive del fiume Jin veniva cucita la seta Shu. Oggi il quartiere è diventato un centro culturale e commerciale, dove è possibile assaggiare street food del Sichuan, (anche qui è possibile trovare gelati a forma di panda!) e assistere alla famosissima opera di Sichuan “Bianlian”. Noi finiamo la nostra giornata sorseggiando un tè durante uno spettacolo del famoso “cambio della maschera” e ci prepariamo a salutare la Cina, ma siamo sicuri che sarà solo un arrivederci perché c’è ancora tanto da scoprire! Parti con noi per il tuo prossimo viaggio in Cina!
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